Un asilo nel bosco per seminare bellezza


Simona ha iniziato in Sardegna la sua avventura, iniziando ad avviare un Asilo nel bosco.

Risponde alle domande con la sua voce calorosa e piena di energia, racconta con entusiasmo la sua vita e, sentendola parlare, si rimane travolti dalla sua voglia di fare.


Il suo asilo nel bosco è nato più di due anni fa, in Gallura, da un gruppo informale di mamme, accompagnato da Simona e una sua collega. L’avventura è iniziata quando una mamma ha iniziato a mettere a disposizione un terreno di proprietà vicino alla sua casa, adiacente ad un fiume.
Insieme si occupano di cinque bambini di diverse età: il più piccolo ha un anno e mezzo i più grandi hanno sei anni.

Simona vive in campagna ed ogni mattina munge le caprette

Come si svolgono le giornate?

I bimbi vivono le giornate sempre all’aperto, e quest’inverno hanno costruito una casetta di legno a cui appoggiarsi per le attività, che usano per lo più come punto di incontro al mattino.
Ci si incontra in questa casetta, ogni bimbo ha già nel suo zainetto la sua merenda, abbiamo chiesto alle mamme un aiuto cercando di evitare il più possibile prodotti confezionati, sia per un discorso di qualità del cibo che per evitare rifiuti inutili.
E da qui partiamo ad esplorar, come dice la nostra canzoncina e partiamo per il fiume.
Qui c’è un punto che i bambini amano molto perché c’è una cascata.
Ci definiamo accompagnatrici e non insegnanti: cerchiamo di interferire il meno possibile con i bambini lasciandoli liberi di interagire e sperimentare.
Si parla di educazione emozionale: non intervenendo i bambini sanno trovare la loro misura.

Perché è importante il dialogo fra Natura e bambino?


È un dialogo importante per tutti anche per gli adulti naturalmente, ma nei bambini così piccoli il rapporto con la natura permette ai bambini di conoscersi: conoscere il loro corpo, come muoversi nello spazio, come muoversi nell’ambiente circostante. È bellissimo osservare come la base del loro apprendimento è il gioco: i bambini più piccoli vedono i più grandi arrampicarsi sulle pietre e noi li accompagniamo, ma non con apprensione. E’ giusto che ci sia questa sperimentazione e la Natura permette proprio questo, uno sviluppo del corpo e uno sviluppo della propria psiche.
Ma non solo: la Natura insegna il rispetto di ciò che ci circonda, delle forme di vita e dei loro cicli.
Abbiamo imparato insieme il ciclo del bruco del finocchietto, che diventa una farfalla; conosciamo ora i nomi delle piante selvatiche e sappiamo che tutto nella natura serve: anche il rovo che è fastidioso serve! Quando lo si incontra basta alzare bene i piedi altrimenti ci si incastra e si cade con le mani, e le spine pungono. Noi siamo perfettamente incastrati nella Natura.

Quanto conta la partecipazione dei genitori in questo tipo di scelta educativa?


Sicuramente viene richiesto un impegno maggiore rispetto ad altri tipi di scuole.
Con questa scelta educativa il genitore è costretto a fare delle scelte, in primis rispetto al ciò che un bambino mangia dovendo preparare merenda e pranzo. Sembra una cosa da poco, ma non lo è.
Inoltre abbiamo un incontro al mese in cui i genitori parlano con noi accompagnatrici e ci confrontiamo sulle proposte di attività o se ci sono problemi.
Questa è un’interazione essenziale perché non c’è un dirigente, come avviene nella struttura educativa più classica, ma siamo un cerchio di persone alla pari. E poi, è necessario che ci sia un’educazione emozionale anche nei genitori che hanno fatto questa scelta educativa, in modo che più di ogni altra cosa possa essere l’esempio a guidare i bambini.

Cosa consiglieresti a dei genitori che vorrebbero fare questa scelta per i loro figli ma che hanno ancora dei dubbi (perché magari si tratta di una scelta inconsueta, o non hanno ancora trovato la realtà più giusta per loro…)?


Consiglio innanzitutto queste due letture: “L’asilo nel bosco” di Paolo Mai, e “Pedagogia del bosco. Educare nella natura per crescere bambini” di Selima Negro.
Ma soprattutto consiglio di valutare se le paure sono del genitori o più paure indirizzate al benessere dei figli. Abbiamo avuto mamme molto preoccupate dei loro bambini bagnati fradici e con l’acqua negli stivali. La difficoltà è spesso più dei genitori che dei bambini.
Consiglio quindi di provare, perché questa è un’opportunità che tutti i bambini meriterebbero di avere. Sicuramente si tratta di un impegno maggiore, purtroppo siamo davvero troppo abituati a demandare il nostro impegno, senza interessarci nel personale.

Sentendo parlare Simona mi viene in mente la teoria della ghianda di James Hillman che sostiene che ciascun individuo viene al mondo con un’immagine innata che lo definisce, una forma unica ed irripetibile, chiamata daimon, che chiede di essere realizzata per portare felicità ed equilibrio nella propria vita. Una struttura come l’asilo nel bosco, fatto di presenza attenta ma non invasiva è quello che senza dubbio trasforma questa piccola ghianda in una quercia rigogliosa.

Se avete voglia di condividere con noi le vostre esperienze di homeschooling o di asili nei boschi non esitate a contattarci, saremo davvero felici di ascoltare la vostra esperienza e di condividerla con quante più persone possibili!

Pubblicato da FelicitasMundi

Felicitas Mundi significa la felicità del mondo, a questa proposizione è stato aggiunto il sottotitolo, “il mondo che vorrei” e tutto l’insieme aspira ad un modello: UBUNTU. Ubuntu è un termine africano che richiama ad un’etica, ad un modello di vita basato sulla compassione e condivisione perché tutto il suo valore è racchiuso con potenza nella traduzione del significato: IO SONO PERCHE’ NOI SIAMO Suo ambasciatore è stato Nelson Mandela: «In Africa esiste un concetto noto come Ubuntu, il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri,»

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