Via Lucis in Laus Cerei


La VIA LUCIS (la via della luce), esprime la gioia pasquale che culminerà nella Pentecoste, suo frutto, così come il rito della BENEDICTIO CEREI O LAUS CEREI (la lode del cero), celebra la solennità del mistero pasquale del Cristo attraverso l’accensione della SACRA FIAMMA.

FIAMMA ACCENDE FIAMMA: bisogna ardere, perché “chi nun arde non vive”, recitava Trilussa.



Vorrei oggi soffermarmi proprio su questa fiamma e sull’importanza del cero pasquale, quale “fonte di luce” e su quelli che sono i suoi “elementi costitutivi”, partendo proprio dalla sua nutrice: la cera.

La liturgia della veglia pasquale così recita:

«IN QUESTA NOTTE DI GRAZIA ACCOGLI, PADRE SANTO, IL SACRIFICIO DI LODE, CHE LA CHIESA TI OFFRE PER MANO DEI SUOI MINISTRI, NELLA SOLENNE LITURGIA DEL CERO, FRUTTO DEL LAVORO DELLE API, SIMBOLO DELLA NUOVA LUCE. RICONOSCIAMO NELLA COLONNA DELL’ESODO GLI ANTICHI PRESAGI DI QUESTO LUME PASQUALE CHE UN FUOCO ARDENTE HA ACCESO IN ONORE DI DIO. PUR DIVISO IN TANTE FIAMMELLE NON ESTINGUE IL SUO VIVO SPLENDORE, MA SI ACCRESCE NEL CONSUMARSI DELLA CERA CHE L’APE MADRE HA PRODOTTO PER ALIMENTARE QUESTA PREZIOSA LAMPADA. TI PREGHIAMO, DUNQUE, SIGNORE, CHE QUESTO CERO, OFFERTO IN ONORE DEL TUO NOME PER ILLUMINARE L’OSCURITÀ DI QUESTA NOTTE, RISPLENDA DI LUCE CHE MAI SI SPEGNE. SALGA A TE COME PROFUMO SOAVE, SI CONFONDA CON LE STELLE DEL CIELO. LO TROVI ACCESO LA STELLA DEL MATTINO, QUESTA STELLA CHE NON CONOSCE TRAMONTO: CRISTO, TUO FIGLIO, CHE RISUSCITATO DAI MORTI FA RISPLENDERE SUGLI UOMINI LA SUA LUCE SERENA E VIVE E REGNA NEI SECOLI DEI SECOLI. AMEN».

È nel buio che apparve la stella: non è un caso che il cero venga acceso nella notte santa o “salvifica notte”. Ciò che però colpisce maggiormente in questo brano dell’Exultet o preconio pasquale, è il fatto che per ben due volte si faccia riferimento alle api che producono la cera con la quale si alimenta la simbolica fiamma.

L’ape madre, di cui si fa riferimento, è l’ape regina (associata spesso a Maria) e le api, insetti solari, sono figlie di questo principio luminoso. Per quanto concerne la cera, essa è il “frutto del lavoro INTERIORE dell’ape”, una sostanza che questa meravigliosa creatura secerne da sé, dal suo minuscolo corpicino. Questa luminosa essenza, alimentando la fiamma, diviene essa stessa simbolo dello Spirito che, sublimando, si distacca dalla materia per resuscitare, abbandonando quella “corporeità” simbolo della fugacità e caducità della vita terrena.

In quest’ottica il cero diviene ricettacolo, crux=crucibulus, l’atanòr-alchemico che permette la conversione degli elementi: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua!”. Ma questo comporta sacrificio. Il Cristo si immolò come agnello sacrificale per indicarci il sentiero: “ego sum via veritas et vita!”.
Agnus, l’Agnello della tradizione cristiana, è accomunato foneticamente ad Ignis, termine latino che significa “fuoco”. La passione è infatti fuoco che brucia. Vivere la passione attraverso la croce significa porsi al centro della croce, nell’assenza totale dello Spazio e del Tempo – la condizione condizionante – per divampare in fiamma pura e divenire un SOLE.


Ritornando al nostro amato cero, il “processo luminoso” avviene per mezzo di un “vettore di luce” (da VECTŌREM=PORTATORE + LUX =LUCE). Lo stoppino o LUCIGNOLO deve “bruciare” affinché la cera fonda e trasmetta la sua luminosa radianza. Sarà poi la “Tensione” continua e partecipativa fra Cera e Stoppino che farà ardere la fiamma. Se il flusso comunicativo fra i due viene meno si CADE IN TENTAZIONE, in un VIZIO DI FORMA, e la forma è la Legge che regola questa Manifestazione.

Lo sa bene PIN-OCCHIO, che percorse la strada del vizio, della gratificazione immediata e della perdizione che lo allontanarono dal Padre. Furono però proprio quei FUOCHI FATUI o “riti di passaggio” (come Lucignolo e Mangia-Fuoco) che permisero a quel burattino senza identità di ritrovare la propria luminosa essenza.

Questo perché, come l’ape secerne da sé la cera, così Pin-Occhio secerne melatonina per far vedere la realtà per quella che è veramente, UNA MERAVIGLIOSA AVVENTURA CHE VALE LA PENA VIVERE.

Un abbraccio di Luce

Luca Merolla

Pubblicato da FelicitasMundi

Felicitas Mundi significa la felicità del mondo, a questa proposizione è stato aggiunto il sottotitolo, “il mondo che vorrei” e tutto l’insieme aspira ad un modello: UBUNTU. Ubuntu è un termine africano che richiama ad un’etica, ad un modello di vita basato sulla compassione e condivisione perché tutto il suo valore è racchiuso con potenza nella traduzione del significato: IO SONO PERCHE’ NOI SIAMO Suo ambasciatore è stato Nelson Mandela: «In Africa esiste un concetto noto come Ubuntu, il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri,»

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