Il Risveglio del Borgo_ 4° edizione. 8/9 ottobre. A Pontuglia. Umbria

Nel susseguirsi di note che trovano il proprio ordine armonico tra le verdi terre Umbre, il tempo eterno di luoghi incantati che sanno di antenati, racconti ed antiche tradizioni ci invita tra sussurri e silenzi al risveglio del Borgo di Pontuglia, dove l’atmosfera da Nuovo Cinema Paradiso ci accoglierà per ascoltarci, ritrovarci e onorare ciò che ci dona chiarezza e bellezza.

Sabato 8 ci troveremo alle 17 tra i vicoli e il piazzale del borgo per non fare altro che vivere le sensazioni del gioco del camminare dando l’attenzione al proprio corpo ed alla lentezza dei passi, il respiro che segue il vento e lo sguardo che nella calma si perde tra gli alberi e le pietre. Quando sarà il momento giusto ci incontreremo in cerchio, nel piazzale, e potremo raccontarci ed ascoltarci, con le parole del cuore e gli occhi del sogno.

Scopriremo insieme di una Tribù di persone che si incontrano nella stessa maniera, tra i luoghi di silenzio e bellezza, persone che condividono conoscenze, ospitalità e ciò che porta alla guarigione. Scopriremo come interagire con gli strumenti di FelicitasMundi, nella gioia.

Condivideremo il cibo, naturale e consapevole. Porteremo con noi cuscini, materassino e vestiti caldi.

Domenica 9. La Sibilla delle Erbe, Maria Sonia Baldoni, sarà con noi alle 10 per celebrare il borgo.

Per giungere al concerto di mezzogiorno, con l’Umbria Ensemble che onorerà il ricordo del compositore Astor Piazzolla, facendo scintillare i suoni del suo tango tra il Borgo e le persone che decideranno di perdersi con noi nel sogno e nel risveglio.

Contatti:

+393313724223 Maria Rita (prenotazione)

Canale Come Natura Crea FM

https://t.me/+AOuyzzQxDrI0NTdk

felicitasmundi@protonmail.com

Note:

Musica : Oblivion di Piazzola

Testo a cura di Gabriele

Foto Umbria Ensemble: https://www.umbriaensemble.it/

Luna Nera d’autunno e l’esigenza di lasciar andare…

La delicatezza della prima luna nuova di autunno ci fa attraversare il traguardo dopo l’estate.
Abbiamo fatto scorta dei doni che Madre Natura ci ha dato e adesso facciamo i conti con ciò che abbiamo per quel che possiamo fare.

Al sole si sta bene, all’ombra fa freddo; è molto bello poter osservare questo anche in noi, e riconoscere quali siano le aree dei nostri pensieri che ci rinnovano un ricordo vitale, e quando ci lasciamo disncantare spostandoci nella zona buia.
L’autunno, soprattutto nel suo immettersi deciso, apre lo sguardo su qualcosa a cui siamo rimasti ancora attaccati, scuotendoci in modo piuttosto impietoso per certi versi, ma giusto.



L’attaccamento è l’illusione che non ci permette di procedere liberamente fin quando non ci accorgiamo che siamo ancorati a qualcosa che non esiste più.
Con quel feroce modo di non voler lasciare andare ci precludiamo occasioni uniche di adattarci a nuove modalità, sicuramente più consone al nostro modo di essere che procede in direzione crescente anche quando non sembra.
Si parla di circostanze, di vecchi schemi, di quel che noi crediamo di essere in modo inamovibile. Ma il tempo passa e smussare alcuni lati aiuta a muoverci come l’acqua, liberi di assumere uno stadio solido, liquido o gassoso perché nessuno ce lo impedisce.
Non si tratta di essere incoerenti, ma di essere sé e scoprire le proprie qualità.

Torna in mente una canzone degli Articoli 31, “cara mia ex, la luna non c’è” nel quale J-Ax ripercorre momenti di storia e di quotidianità.
Ci si lascia seguire da quell’ombra ma in realtà, l’attaccamento siamo noi a deciderlo, ogni qual volta che un ricordo ci vincola ossessivamente a rispettare la regola di un gioco. Il gioco, vi ricordo, lo creiamo noi, le regole le facciamo noi, e per quanto la malinconia sia anche piacevole nella sua rievocazione di memorie, è bello poter sorridere, non senza gli occhi lucidi, e scegliere di lasciar andare…
“Sarà la pioggia, la notte che… Saranno solo rimorsi, fumo e caffè”.



Ciò a cui rimaniamo legati talvolta non è una persona o una circostanza, ma è l’investimento, l’attenzione, la cura, l’entusiasmo che noi stessi abbiamo impiegato e donato, nel tempo e nella perseveranza. Crediamo che tutte queste caratteristiche siano dipendenti da altro, da qualcosa di esterno a noi, invece potremmo sorprenderci nello scoprire che quelle meraviglie sono nostre, che il tocco magico è una nostra finezza, ed abbiamo solo imparato ad applicarla.
Il modo migliore perché ciò non vada perduto è ringraziare tutto questo, il motore che ci ha fatto scoprire la forza sovrumana di creare e muovere energia, e iniziare a nutrire con più saggezza il nostro avvenire.
Non a caso l’autunno si apre nel segno della Bilancia, nel ritornare in equilibrio, mettere ordine, prendere la decisione per progredire. Questa volta si introduce in sordina, con la luna nera che vuole insegnarci a dare il giusto posto alle ombre, prima di affrontare una nuova fase.

A cura di Francesca Shissandra

La morte di Skanderberg e le comunità arbreshe in Italia

Immagine da galabri.com

La storia di Skanderbeg è simile ad una saga cavalleresca o una battaglia partigiana per la libertà, tutti , storici e non, sono concordi nel definirlo un’eroe.

La morte di Skanderberg ha segnato la fine di un’era gloriosa per l’Albania e allo stesso tempo l’inizio e la fortificazione delle comunità arbreshe in tutta Italia. In tutti i paesi albanofoni infatti non può mancare una statua del cavaliere Castriota . Il suo esempio, i suoi valori e il suo amore per la libertà, sono fonte di ispirazione per le comunità italo arbreshe. Attorno alla figura Skanderbeg si è costruita un’ epopea ma anche una nuova storia culturale e unica nel suo genere.

Nell’ultima puntata vi racconto gli ultimi istanti della sua vita, il suo celebre discorso immortalato dalle cronache, viene spesso raccontato di generazione in generazione per ricordare che l’unione fa la forza.

Al Villaggio Diversamente Artistico. Livorno. Sabato 17 ore 21



In cerchio ci racconteremo: come si faceva una volta intorno ad un focolare. Si lasciava la porta aperta e le persone del paese arrivavano, si sedevano intorno al camino e stavano lì, raccontando storie o solo ciò che era accaduto nella giornata….


Racconteremo e ascolteremo i nostri sogni di creare un tessuto di persone e progetti di vita basata sulla creatività, la libertà, la pace e l’inclusione.

La tribù di FelicitasMundi procede nel suo viaggio di attivazione e di racconto degli strumenti che mettiamo a disposizione dei Creativi. Il tracciato di connessione e valorizzazione partito nel solstizio d’estate, ci fa giungere in Toscana, in cui questo sabato conosceremo il progetto Villaggio Diversamente Artistico.

Le parole di Sauro ed Eva:

Il nostro essere parte della rete Art Village
(che ogni anno attiva differenti laboriatori di comunità che durano dai 3 ai 15 giorni, dove ogni essere umano ha il diritto di vivere in armonia con sè stesso, con la propria comunità e con l’intero universo e dove pratichiamo il servizio, la co-creazione di esperienze artistiche e di crescita personale e il dialogo tra il maschile e il femminile). All’interno di ogni Art Village diamo il benvenuto a single e famiglie, a bambini e anziani, a sognatori e sognatrici che vogliano cambiare la propria vita e cambiare il mondo.
Una rete di persone e di progetti di trasformazione sociale.

L’inclusione per noi è tale se include chiunque senza limiti alle abilità (o diverse abilità) che possiamo avere: racconteremo dei nostri spettacoli, flash mob e atti psicomagici collettivi , perché abbiamo anche da sanarci come comunità.

Accoglieremo chiunque voglia raccontarsi, ascolteremo ciò che accende di passione e che rappresenta un focolare di resistenza , attraverso il lavoro quotidiano , alla separazione e divisione a cui tende il sistema intorno a noi.


Noi saremo lì, intorno a quel focolare aspettandoti in cerchio e nel cerchio della parola, ci riconosceremo!


All’incontro sarà presente Gabriele, del gruppo Creativi di FelicitasMundi, che racconterà dell’esperienza del viaggio tra i territori italiani, i buoni esempi e le modalità pratiche di vita in cui si stringono al centro i valori universali che rispecchiano il nostro motto, Ubuntu Io sono in virtù di ciò che noi siamo.

Uniti in una visione d’Insieme



Per informazioni :
Sauro 3384975983
Eva 3483140115

Note

Illustrazioni di LeonoraAddio

L’atleta di Cristo e l’ordine del Dragone

Placca da Cavaliere dell’Ordine del Dragone

In questa puntata, Giorgio riceve al Castello due visite misteriose e inaspettate, che lo riempiono di fierezza ma lo spiazzano.

Giorgio Skanderberg, ricorda una figura partigiana, citando le parole di Angelo Sicilia, che ne ha riscritto la storia per il Teatro dei Pupi.

I partigiani non cercano idolatria, pathos, celebrazioni, ciò che conta di più è la liberazione dal tiranno, che certo necessita più tempo, fatica e strategia, nel frattempo cosa si può fare? ritornare a tessere i fili della famiglia Castriota e dell’Ordine del Dragone ,di cui facevano parte tutti i membri, se prima era una società segreta per l’indipendenza albanese, l’Ordine diventa ben presto riconosciuto sottoscritto nei suoi valori da altri paesi e legittimato anche dal Papa Sigismondo, in virtù del fatto che tutti i paesi difendono il proprio territorio dagli Ottomani e dalla fede islamica.

Attenzione, la funzione primaria dell’Ordine, credo la più urgente, l’aiuto alle vedove e ai bambini, rimane una pagina poco raccontata della storia tradizionale. Nel mio racconto mi concentro soprattutto su ciò che rimane velato, nascosto, frutto delle mie ricerche personali e della mia immaginazione. ( non fantasia )

These Streets e l’ultima Luna Piena dell’estate

“Searching for the change that I’ve lost somehow
These streets have too many names for me”
Alla ricerca del cambiamento che ho perso in qualche modo, queste strade hanno troppi nomi per me.
Canta Paolo Nutini, che probabilmente si è lasciato ispirare semplicemente dal camminare; concentrava la sua attenzione sul tatto, quel pacco di sigarette nella sua tasca, un po’ ammaccato da jeans e passi cadenzati. È una sensazione che seppur fastidiosa si ignora, e si continua a camminare, una sera durante la quale il sole era tramontato un po’ prima. Sempre uguale.

Il cambiamento lo si attua cambiando posizione, spostandosi, non rimanendo ancorati a dei luoghi dove il tempo si ferma, invasi da ologrammi talvolta più vitali delle persone stesse che attraversano la strada, distratti da chissà cosa. Perché gli ologrammi da noi proiettati sono quasi sempre una trappola che ci inabissa: è più confortante credere di stare bene in mezzo all’inazione di quei fantasmi, ma non è così.
La cosa positiva è che dopo un po’ la nostra trasformazione è inevitabile, e alcune vie sapranno di ricordi, per molti versi ci sembreranno solo vecchie, delle vie di passaggio, transitorie e funzionali a farci realizzare che una strada la creano i nostri piedi.

Questa è l’ultima Luna Piena dell’estate, e già preannuncia la prossimità dell’autunno. Una giornata che si accorcia, un buio che cala prima, è l’invito a ricercare in noi una direzione corretta. Possiamo focalizzarci su dove abbiamo messo i nostri piedi e cosa ci abbia condotto per strade già tracciate.
Non è possibile ripercorrere quella stessa strada: bisognerà farne di nuove, di nostre, adatte al percorso che ci siamo prefissi.
È difficile poter credere che si possa fare quando vediamo che le cose scorrono allo stesso modo. Lo dice anche Nutini, come si fa a credere di poter guardare qualcosa di diverso quando in realtà i volti intorno a noi rivelano di essersi impantanati, stagnati in quella via dove accadono sempre le stesse cose, le macchine vanno sempre alla stessa velocità? Quei lampioni semiaccesi determinano un pericolo, non vedremo quel sampietrino soprelevato che rischia di farci inciampare. Ma è sicuramente lo stimolo a voler guardare bene con i nostri occhi, perché quella solita via sarà sempre la stessa, fino a quando non sarai tu a stabilire una nuova storia, una nuova opportunità.

Quel che può essere astratto è invece concreto. Si idealizza una dinamica e la si limita, mai si avrà la possibilità di spostare il passo superando il confine di una credenza.
Immaginare è anche questo, vedere il potenziale di qualcosa di nuovo anche lì dove sembra esserci ancora un mondo vecchio. E come dice la canzone “Suddenly the air smells much greener now” improvvisamente l’aria ora ha un odore molto più verde.

Camminiamo sulla fantasia, l’asfalto si materializzerà sotto i nostri piedi solo qualora riterremo possibile che un nostro sogno ci pervada dalla felicità e ci sollevi un metro da terra.

A cura di Francesca Shissandra

FelicitasMundi, il Mondo che Creiamo. Sabato 10 settembre. Casa Ponte. Civita Castellana. Lazio

FelicitasMundi è il racconto di un Mondo Possibile, formato da persone che risuonano al motto Ubuntu, Io sono in virtù di ciò che Noi siamo.
Ci incontriamo per creare e coordinarci, come un Unico Grande Organismo.

Esprimeremo la nostra creatività nella natura, troveremo il nostro centro grazie al silenzio e alle pratiche di consapevolezza e la via del cerchio, mangeremo cibo contadino, ascolteremo musica, conosceremo buoni esempi legati alle nuove realtà di scuola in natura, alle trasformazioni delle erbe spontanee, alla conoscenza dei benefici della pianta d Aloe.
Ospite della giornata: Gabriele, creativo di FelicitasMundi, che racconterà del percorso in atto per la connessione delle belle realtà in tutte le regioni italiane.

Luoghi attivati nel Lazio

Strumenti creativi che si possono condividere per: disegnare, suonare, ballare, recitare, scolpire, registrare, fotografare.

Area bambini curata dalle scuole naturali del territorio

Portare bicchiere, piatto e posate.

Le opere e le belle storie della giornata saranno condivise sul nostro canale
Come Natura Crea FM (qui info e prenotazioni)

E sul sito
http://www.felicitasmundi.com

Lascia un bacio tra le stelle, come un caffè sospeso a Napoli. – Luna Nuova e Tarocchi

Celato ma sfacciato, uno dei più significativi atti magici viene compiuto quotidianamente a Napoli, quando alla cassa di un bar qualsiasi si dà la possibilità di lasciare pagato un caffè per qualcuno che verrà dopo.
Uno sconosciuto che si concede l’attimo di pausa tra un impegno e l’altro, per poter bere quella bevanda, un po’ amara, talvolta leggermente zuccherata, che sa di vita.
Questo frammento di tempo implica due forze cooperanti: il dare e l’accettare.
Da una parte abbiamo chi dà, senza sapere cosa implica questo, e dall’altra chi è in grado di chiedere e di accettare che uno sconosciuto, dal nulla, abbia pensato alla necessità di un altro sconosciuto come fosse un amico da sempre.

Questa Luna Nera quindi la vediamo sul fondo della tazzina di caffè.
La potenza di questo gesto sta nel creare quel momento di solidarietà, che con un filo invisibile non solo lega delicatamente il donatore al ricevente in un turbine di serendipità, ma anche ricordare che infondo, non è tutto così stonato nel percorso di una giornata, e che qualsiasi cosa accada, si può sempre contare su quel caffè sospeso.
Nel nostro caso il caffè è anche semplicemente la metafora, il ricordo a cui torniamo quando ne abbiamo bisogno, un’informazione, un gesto, una carezza, uno sguardo. Tutte piccole tenerezze che solo noi sappiamo talvolta cosa implichino, quanta conoscenza, quanto sforzo e poi risalita, un’energia così sottile ma che nasconde la potenza di un leone .

La generosità è un movimento libero, di chi ha e desidera offrire. In questo dare c’è la consapevolezza che nulla di ciò che ci arriva appartiene davvero a noi. Se avessimo ben chiaro il fatto che nel momento della nascita si firma un contratto che prevede anche la morte, non saremmo così avari nel dispendio di conoscenza, informazioni, segreti, antiche usanze. Cosa ce ne facciamo di quelle preziosità una volta chiusi gli occhi? Davvero poco, un ricordo che verrà smarrito nell’arco di un paio di generazioni, e allora a questo Pianeta non avremmo lasciato nulla di che, andando via senza aver restituito qualcosa che ci è stato prestato.

Quando si offre un pezzetto di sé non sappiamo dove andrà, come sarà impiegato. Ma una frase a un’amico, un gesto per uno sconosciuto, un silenzio che dice tutto, sono elementi che si portano dentro, certi che, in un angolo del nostro giardino segreto, quella piantina continuerà a crescere, e mangeremo da lì, nei momenti di soddisfazione come in quelli di sconforto, quando ci accorgeremo che c’è ancora un buon motivo per persistere e andare avanti, guardare oltre.

Il concetto gratuità dovrebbe consentire di non rimanere legati a un risultato. Quando si fa un regalo a un amico non dovremmo mai sapere cosa se ne fa il ricevente di quel dono. Rimanere aggrappati significa non liberarsene mai, e come il tempo insegna, se non si liberano le mani non saremo in grado di accogliere qualcosa di nuovo.
La gratitudine e il riconoscimento sono aspetti che non ci devono riguardare direttamente. Quando si muove in sordina, nel silenzio, e nell’ombra, un fiume che non viene visto solo perché è buio, bisogna sapere che fa il suo. Quando c’è questo principio di nutrimento spontaneo, la ricompensa che si ottiene è sempre molto diversa da quel che ci aspettiamo e la troveremo in un luogo diverso rispetto a dove la stavamo cercando.

Attenzione! La generosità non può essere un gesto smodato, poiché in quanto tale sarebbe solo dispersore di energia, che non porterebbe alcuna evoluzione. L’atto di cui si parla è un movimento consapevole, unico, che fa ripartire il tutto, come girare col cucchiaino lo zicchero.

A cura di Francesca Shissandra

Rispetto


L’alto grado di intelligenza che l’essere umano vanta nei confronti di qualsiasi altra forma di vita presente sul pianeta Terra, non trova riscontro nell’odierno presente, anzi è un preconcetto puramente arrogante.
L’agire dettato dalla visione consumistica ha allontanato gli esseri umani da quella collaborazione che crea bellezza e armonia.
La cooperazione è il motore evolutivo, intendeva P.A.Kropotkin nei suoi saggi degli inizi del 1900 intitolati “Il mutuo appoggio: un fattore dell’evoluzione”.
Gli alberi hanno bisogno di difendersi da un predatore che si reputa intelligente, l’essere umano.

15000 anni fa, nasceva l’agricoltura, gli alberi sul pianeta si stima fossero 6000.000.000.000 (Seimila Miliardi), oggi gli alberi presenti sulla Terra sono 3000.000.000.000 (Tremila Miliardi).
In 15000 anni l’uomo ha cancellato la metà degli alberi presenti sulla Terra. La cosa più preoccupante è che nei soli ultimi 200 anni ne abbiamo tagliato 2000.000.000.000 (Duemila Miliardi).
S.Mancuso



Nella loro evoluzione le piante si sono specializzate sulla difesa di se stesse dalla predazione di animali, insetti e condizioni metereologiche avverse.
Oggi, alcuni uomini si chiedono come si possa difendere la natura dalla predazione dell’uomo?
Il DNA delle piante è altamente più complesso di quello umano, perché le piante hanno scelto una via evolutiva che non comprendesse il movimento, come lo intendiamo noi, animali, cioè animati, quindi in movimento.
Per sfuggire da un pericolo o un predatore, ricorriamo quasi sempre alla fuga, quindi il movimento è essenziale per la nostra vita.
Le piante si ritrovano costrette ad affrontare le avversità, difendersi dal predatore di turno. Le logiche, i movimenti, le dinamiche da questi esseri sviluppate sono così funzionali da rappresentare la vita sul pianeta Terra. Un cambio di paradigma le vedrebbe di interesse fondamentale e l’uomo e la donna di oggi hanno la forza per cambiarlo consapevolmente secondo la legge della natura.

“Noi esseri umani guardiamo soltanto ciò che è simile a noi, comprendiamo soltanto ciò che ci assomiglia.
Più una cosa si allontana da ciò che noi siamo meno è intelligente, meno è sofisticata, meno è complessa, meno è interessante.” S.Mancuso

La risposta ai problemi che l’essere umano ha provocato all’ambiente con le proprie attività, avvolte non abbisogna di troppe risorse e non per forza deve essere una risoluzione complessa.
In passato le piante sono state capaci di assorbire grandissime quantità di anidride carbonica (Co2) creando un’atmosfera idonea alla vita.
L’albero si nutre di Co2, ha la capacità di fissarla, renderla innocua, trasformandola in un opera d’arte che vive dando vita.
La risposta al surriscaldamento globale per Il Prof. Mancuso è semplice, piantare una quantità di alberi tale da poter assorbire la Co2 in eccesso contrastando così il processo di desertificazione che appare ad oggi inarrestabile.
La quantità minima di alberi da piantare al più presto sarebbe di 1000.000.000.000 (Mille Miliardi), quantità che corrisponde a solo la metà degli alberi tagliati dall’attività umana negli ultimi 200 anni.
Una soluzione elegante, logica e doverosa.
Rispetto al cospetto della grande opera, la vita.

Questo messaggio è rivolto alla coscienza di ognuno di noi, affinché l’individuo possa tornare a vedere oltre le similitudini e risvegli l’intento di proteggersi a vicenda e prosperare.
Il Prof. Mancuso sostiene che questa sia l’unica soluzione per contrastare il surriscaldamento globale, ciò che si è fatto e si cerca di fare fino ad oggi sono solo buoni propositi ma non cambieranno niente, anzi alimenteranno il nulla, l’assenza di intento, ciò che si è perso e che rischiamo di perdere.
Quell’assenza che l’artista Salvatore Garau usa per comporre le sue opere d’arte contemporanea, famose ormai in tutto il mondo.


Le opere invisibili, così chiamate, hanno avuto successo già dal momento in cui hanno richiamato l’idea che in realtà in quel nulla vi sono frammenti della vita dell’umanità, della società odierna ed è quindi un nulla che crea concetti, libero pensiero, idee e critiche.
Il contenuto che l’apparente assenza contiene diventa sempre più tangibile, con il potere del pensiero, della fantasia, guidati dai titoli delle opere, frasi che l’artista attribuisce alle sculture, ed evocando l’immaginazione, l’osservatore si ritrova a contemplare se stesso, l’immagine che sorge è il risveglio del proprio potere personale, il proprio pensiero libero, la propria consapevolezza, la propria opera d’arte.
Se la visione del Prof. Mancuso fosse un’opera invisibile e le persone avessero pensiero critico per salvaguardare, fantasia per oltrepassare i limiti e coraggio per imporsi, potremmo assistere ad un’opera in continua metamorfosi, il peso del vuoto ornarsi di colori, l’opera invisibile sarebbe accompagnata da una parola “UBUNTU”, io sono in virtù di ciò che noi siamo.

(Per approfondimenti sul termine UBUNTU: https://felicitasmundi.com/2021/10/09/ubuntu-io-sono-in-virtu-di-cio-che-noi-siamo/)

Il maestro Salvatore Garau non indulge dinanzi alle ingiustizie sociali, artefici anche queste di quel nulla di cui si compongono le sue opere invisibili.
Poco tempo fa, percependo ormai il pericolo venissero abbattuti 50 pini storici sul lungomare di Torre Grande, attività da cui si è immediatamente allontanato criticando l’irrazionale decisione politica, ha deciso di intervenire.
Ha assegnato ad ogni pino una frase, una riflessione, uno spunto, un richiamo, una scintilla per riscoprire la bellezza. Come per incantesimo i pini di Torre Grande avranno la possibilità di veder scorrere la vita per altri due secoli all’interno del museo d’arte contemporanea a cielo aperto dedicato ai bambini MACCAB con l’eterno titolo di opere d’arte. Ringraziamo per la sensibilità e l’impegno mostrato da Salvatore Garau, un artista visionario attento alle cose fondamentali.

Ci lasciamo con l’audio dell’intervista rilasciata all’artista Salvatore Garau, ringrazio Salvatore, Gabriele, Marco e la tribù che col suo continuo fermento di idee e antiche conoscenze si riscopre parte integrante del tutto, guardiano dei tesori.

-Quello che vedo chi lo sta osservando? Mi chiedo.
La risposta, dice Luigi, non si trova all’esterno.

Saluti da “Cua ‘e Bentu”

Contatti su : Come natura crea Fm

felicitasmundi@protonmail.com

Supp

Caduto un desiderio nel pozzo: Tarocchi, Luna Piena e San Lorenzo

Cosa si può osservare in una notte come questa?
Ne abbiamo tanti, e tanti ne ignoriamo. La notte di San Lorenzo quest’anno combacia con la Luna Piena.
Forse nel cielo così luminoso sarà più difficile scorgere lo scintillare delle stelle che si spengono, ma sempre qualcosa ci vuole ricordare.

Nel volerne catturare solo una, nel prepararsi a poterli esprimere non appena il bagliore passa fino a spegnersi silenziosamente, siamo presi più dalla meraviglia che dal desiderio in sé.
Mi piace pensare che quegli intenti scalcianti possano essere guardati prima, e poi le stelle che passano fanno semplicemente da promemoria: “ho sentito“.



Quelli sono già espressi, e ci lasciano nel sospiro di un’attesa… Ma cosa desideriamo veramente?
Forse è solo un gioco, ma la Luna Piena, San Lorenzo, e il sorgere di Sirio all’alba del periodo estivo, non lasciano al caso questa riflessione. Nella superficialità di non credere alla realizzazione di un desiderio siamo spesso spinti ad affannarci per idearne uno limitante, semplice, piccolo, e che non ci soddisferebbe granché se si realizzasse. Oppure in alternativa, cavalcando le stelle della notte, ne elaboriamo qualcuno che quasi non ci appartiene. Lo scopo è proprio quello di spingersi oltre l’immaginazione, ma anche di rivedere bene cosa desideriamo, se siamo all’altezza di ciò che vogliamo.

In me mago agere! Lasciamo agire la magia di un incanto inaspettato che taglia il buio con una scia di luce, semplicemente per meravigliarci ancora; perché mentre i nostri desideri sono pensieri che si elevano verso il cielo, la stella li cerca giù nel nostro pozzo, e ci chiede “ma cosa vuoi veramente?”.



Le energie attraverso i Tarocchi ci raccontano esattamente cosa dovrebbe essere: noi siamo il nostro desiderio, il pensiero che accelera il battito, le mani che cominciano a sudare, un sorriso sul viso, l’ossessione talvolta smodata nel voler scegliere la strada giusta per realizzarlo.
La stella con la sua luce si dirige verso un pozzo, illumina l’intento. E stanotte il nostro pensiero ascende verso l’alto.
L’Universo ascolta, non giudica, lasciamoci liberi di sognare…

A cura di Francesca Shissandra